Frammentazione

Rubrica de Il Sole 24ore “Abitare le parole”

La parola frammentazione, intesa come suddivisione in più parti (frammenti) di un qualsiasi dato, può riguardare una realtà materiale, un pensiero, un’esperienza personale o collettiva. Si parla sempre più spesso anche di coscienza frammentata. Il riferimento è a ciò che capita, ad esempio, in presenza di un sovraccarico di informazioni, di emozioni o di stimoli esterni. La coscienza frammentata, in questo caso, è il risultato della fatica che comporta lo stabilire connessioni logiche tra fatti e persone, rendendo difficile la formulazione di un giudizio personale ed esponendo al rischio di manipolazioni di qualsiasi genere.
Uno sguardo rivolto alla storia del pensiero fa emergere la differenza tra il pensiero classico e quello contemporaneo nei confronti della frammentazione e del frammento.
Caratteristica del pensiero antico è la ricerca di un ordine nella natura, anche attraverso il ricorso ai grandi miti cosmologici. Nei confronti dei quali, Claude Lévi-Strauss così si esprime: “il mito dà l’illusione di poter comprendere l’universo e il perché di tutte le manifestazioni della natura” (Mito e significato, Il Saggiatore, Milano 2002, 31s). Qualsiasi frammento di vita o di pensiero non riconducibile a unità gode, in questo contesto, di una considerazione negativa. Per certi versi, è lo stesso atteggiamento che si riscontra in alcuni orientamenti interni alle religioni monoteistiche, per i quali il senso di tutto va ricondotto sempre e comunque a una Entità superiore. Qualsiasi tentativo di ricerca di senso al di fuori di questa visione è ritenuta inaccettabile e qualsiasi realtà non integrabile in essa è vista come attentato all’ordine costituito. Il frammento quindi e la frammentazione vengono ritenuti manifestazioni patologiche.
Tutt’altro è l’orientamento che caratterizza la cultura contemporanea, caratterizzata dalla diffusa consapevolezza che tutti siamo immersi in un inevitabile e reale processo di frammentazione, a livello personale e collettivo.
Lo sappiamo, non tutte le esperienze fatte e non tutte le emozioni vissute trovano ragionevole e armonica giustificazione! Senza negarne le ambivalenze, dovute alla complessità del reale e all’evoluzione imprevedibile della nostra esistenza, si registra nella cultura contemporanea rispettosa attenzione e benevola accoglienza nei loro confronti. Non vengono subito etichettate come manifestazioni patologiche. Si cerca di scorgere, quando ve n’è la possibilità, la loro capacità di aprire nuovi percorsi. Anche se dobbiamo riconoscere che si è passati, talvolta, dal mito della comprensione unitaria del reale alla esaltazione assoluta del frammento. Anche quando questo mostra i segni del non senso, tende a distruggere legami ed espone a forme convulse di autoreferenzialità.
Ciò che permette di navigare con efficacia in un mondo che deframmenta la coscienza del singolo e quella della società è la creazione di spazi di interiorità e luoghi di incontro, capaci di far nascere e sviluppare comunque legami significativi.

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