«Finanze vaticane, né segreti né default»

Roma. Ci risiamo. Ormai sembra essere diventato uno sport abbastanza praticato il tiro al bersaglio sui soldi della Chiesa, e del Vaticano in particolare. Che il bersaglio venga centrato o meno, cioè – fuor di metafora – che le informazioni diffuse con libri di grande tiratura e altrettanti lanci pubblicitari conditi persino da articoli di grandi firme, siano vere o false (o tutt’e due, in un inestricabile mix) poco importa. L’essenziale è far passare nell’ opinione pubblica l’idea di un Vaticano in preda a faide interne, in cui magari un gruppo di cattivi curiali si contrappone all’ opera risanatrice di papa Francesco. E che proprio per queste faide lo stesso Vaticano sarebbe sull’ orlo del default.
La tesi, ripetuta fino all’esasperazione come in una sorta di telenovela (l’ultima puntata è il volume ancora fresco di inchiostro di Gianluigi Nuzzi) non coglie di sorpresa monsignor Nunzio Galantino, presidente dell’Apsa, l’Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica, una delle realtà della Santa Sede più pesantemente tirate in ballo dalla pubblicazione. Il vescovo allarga le braccia con un gesto a metà tra lo sconsolato e il rassegnato. Come a significare: tutto questo è un déjà vu.
«Che cosa vuole che le dica? – attacca -. Qui non c’è alcun crac o default. C’è solo l’esigenza di una spending review.
Ed è quanto stiamo facendo. Glielo posso dimostrare con i numeri. Il tono scandalistico che leggo nelle prime anticipazioni va bene per il lancio di un libro, molto meno per descrivere una realtà articolata e complessa come la Chiesa. Laddove articolata e complessa non è assolutamente sinonimo di segreta o subdola». … (articolo completo)

 

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