Buonsenso

Rubrica de Il Sole 24ore “Abitare le parole”

Sembra che, sul piano semantico, tutto si giochi sulla differenza tra buonsenso e senso comune. E, in parte, forse è vero! Non è difficile infatti far passare per scelte di buon senso proposte che, alla prova dei fatti, mancano di qualsiasi ragionevole fondamento e, proprio per questo, esprimono solo la tendenza del momento. Quando ciò avviene, si costringe il buon senso a correre sul filo del senso comune, trasformandolo in scorciatoia per sfuggire all’inafferrabile complessità della realtà, personale e comunitaria. Quella che non smette di esigere ragionevolezza e responsabilità, frutto di pensieri e scelte lucidamente complessi.
Forse per questo è così lungo l’elenco di filosofi e letterati che si sono misurati col tema del buonsenso. Gli estremi di questo interesse sono rappresentati dalla positiva concezione di Cartesio e dalla quasi dissacrante raccomandazione di F. Dostoevskij nei confronti del buonsenso.
«Il buon senso – si legge nel Discorso sul metodo – è la cosa meglio ripartita al mondo. Ciascuno infatti pensa di esserne così ben provvisto che anche coloro che di tutte le altre cose non si contentano mai, di questa sono soliti non volerne più di quanto ne hanno». D’altra parte, lo scrittore russo è convinto che «per essere davvero un grand’uomo bisogna saper resistere anche al buon senso».
Non è necessario avventurarsi in complicate esegesi per renderci conto che, pur trovandoci di fronte a una parola spesso adoperata in modo scorretto, il buonsenso sin dal suo diffondersi, con l’Illuminismo, ha legato le sue sorti al buon uso della ragione. Proprio per questo e di fronte alla mancanza di buonsenso cui siamo costretti ad assistere, andrebbe decisamente ridimensionata la convinzione di Cartesio.
Il Dizionario Treccani invita a considerare il buonsenso come «capacità naturale, istintiva di giudicare rettamente, soprattutto in vista delle necessità pratiche». Con l’avvertenza che il carattere naturale e istintivo del buonsenso non ne fa una sorta di cromosoma che, proprio per essere tale, dispensa dall’esigenza di essere coltivato. Oltre che con l’esercizio dell’analisi e della ragionevolezza delle circostanze, anche con la pratica dell’ascolto e della prudenza.
Il primo e più evidente segno di essere animati da buon senso è la consapevolezza che la propria soluzione/posizione non è necessariamente l’unica accettabile. Il buonsenso rende le persone orientate al bene comune, dove invece il senso comune apre la strada a folle vocianti, facilmente manipolabili e per lo più attratte da fini utilitaristici.

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