Nudità

Rubrica de Il Sole 24ore “Abitare le parole”

«La nostra nudità senza schermo e senza difesa era doloroso impaccio. Nell’istante in cui fummo obbligate a deporre i vestiti, perdemmo ogni rapporto col mondo esterno. Il nostro corpo non ci apparteneva più, esposto a eventi sconosciuti e pericolosi. Rifuggii alla vista di me stessa e delle compagne e provai, alla confusa visione di corpi ignudi avvolti dal vapore e dal velo d’acqua, un profondo senso di nausea [e] il desiderio di ricoprire i nostri corpi» (M. Consonni, Il corpo femminile e l’esperienza concentrazionaria).
È la confessione di una donna, privata dei vestiti e della sua dignità in un campo di concentramento. L’intensità e il dolore del racconto proiettano subito in un orizzonte semantico che salta a piè pari ogni considerazione che con la parola nudità evochi oscenità pornografica. Racconta piuttosto la vergogna e l’indifesa fragilità a cui espone la nudità, nel momento in cui lo sguardo altrui si trasforma in potere inquisitorio al quale chiunque vorrebbe sottrarsi, perché insopportabile.
Come insopportabile doveva considerare Adamo lo sguardo di Dio, nel drammatico dialogo riportato nel libro della Genesi: «Dove sei?», chiede Jhwh. «Ho udito il tuo passo nel giardino: – risponde Adamo – ho avuto paura, perché sono nudo, e mi sono nascosto (3,7-11).
La nudità che Adamo tenta di nascondere è la situazione di disagio in cui è venuto a trovarsi dopo aver accolto, con Eva, l’invito del serpente. Nudità, qui, è il nome che Adamo dà al suo percepirsi limitato, caduco, vulnerabile. Frutto della perdita della precedente armoniosa relazione con Dio. La nudità è divenuta improvvisamente fonte di imbarazzo e bisognosa di essere mascherata.
Ma, nella Bibbia, questa nudità e la mancanza di dignità che essa porta con sé non sono una condanna senza appello. È lo splendido versetto 21 del capitolo 3 della Genesi a dircelo: «Il Signore Dio fece all’uomo e alla donna tuniche di pelli e li vestì». Questo gesto, col quale viene simbolicamente restituita dignità ad Adamo ed Eva, è stato per lo più ignorato nella storia dell’arte. È così in Masaccio, in Michelangelo e persino in Chagall. In linea con tanta parte della letteratura e della cultura, anche religiosa. Insieme, non hanno certamente aiutato a dire la nudità, preservandone l’enigma ma senza renderlo un tabù. Può aiutarci a farlo invece la lettura attenta delle tappe che compongono la storia della parola nudità, con alcuni suoi passaggi fortemente contraddittori. Si va, infatti, dalla nudità disprezzata come segno caratterizzante le tribù indigene alla nudità dell’atleta, esaltata come ideale di bellezza.

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