Rubrica de Il Sole 24ore “Abitare le parole”
Per non cadere nella trappola della semplificazione, bisogna evitare di pensare che il contrario di successo sia l’insuccesso. Come non lo è il fallimento.
Il verbo latino succēdĕre, dal quale deriva la parola successo, contiene il prefisso sub (sotto, ma anche, dopo, davanti, durante) e il verbo cēděre, col significato prevalente di avere esito, riuscire. Che include l’idea fondamentale di movimento e, in particolare, del risultato di un’azione che crea delle conseguenze, che fa accadere qualcosa. Al di là, senza escluderlo, del raggiungimento di un obiettivo personale.
In maniera estensiva, e solo secondariamente, il verbo cēděre include i concetti di trionfo, affermazione, celebrità, fama, notorietà, popolarità. Una estensione semantica che esige vigilanza. Per esempio, un politico o un personaggio pubblico che, pur mentendo in modo spudorato e stravolgendo verità storiche, riesce a raggiungere il suo obiettivo – mietere consenso –, non è necessariamente una persona di successo. O lo sarà solo agli occhi di quanti ritengono la falsità un metodo lecito per farsi strada.
La notorietà di una persona o la sua fama non definiscono il carattere positivo, e quindi il successo autentico, del suo operato e delle sue parole! Tanta gente, oggettivamente insignificante, riesce attraverso le strade più diverse a farsi spazio: un selfie qui, un passaggio televisivo lì; una storia su Instagram qua, un post su Facebook là!
Non si può parlare di successo in questi casi. Si tratta piuttosto di visibilità acquisita e cercata ossessivamente. Con l’aggravante, nell’era social, di volerla condividere in qualsiasi modo e a qualsiasi prezzo.
Non è poi tanta la differenza di costumi tra l’epoca contemporanea e il mondo antico. Senza facili e strumentali generalizzazioni, nella nostra cultura prevale l’idea che il successo sia tangibile e misurabile, solo o in prevalenza, attraverso il denaro e la notorietà.
Nell’antica Roma il successo era legato al potere politico, alla carriera militare e alla sua gloria, alla ricchezza e ai possedimenti, e all’eredità familiare. Ed è evidente che a ciò ambissero comprensibilmente i cittadini.
Agli occhi dei più avveduti, invece, il successo di una persona non può essere disgiunto dal suo spessore morale e culturale.
Né il successo né ciò che lo determina passano attraverso la visibilità dovuta al ruolo che ci si è assegnato, oppure procurato, per esempio, grazie a vicinanze compiacenti. Questa specie di successo contribuisce solo a comporre agevolmente quel puzzle di ambizioni personali, a vantaggio e all’interno di un piccolo cerchio magico di furbi e di cooptati.
