«La Repubblica incoraggia e tutela il risparmio in tutte le sue forme; disciplina, coordina e controlla l’esercizio del credito», si legge nella prima parte dell’articolo 47 della Costituzione della Repubblica italiana. La quale s’impegna, dunque, a mettere in campo azioni che incoraggino e tutelino il risparmio, riconoscendo a questa pratica una valenza individuale e sociale.
È, in fondo, un invito ad andare oltre l’aspetto meramente finanziario nella gestione delle risorse disponibili. Dal momento che il risparmio tocca i progetti di vita dei singoli, ma garantisce anche aspetti della vita comune.
Oltre ad aprire la strada a un’etica del risparmio, vengono qui messe le premesse per evitare di confondere l’accumulo con il risparmio. Il primo rischia di essere fine a sé stesso. Il godimento che procura è dovuto per lo più alla quantità di ciò che si possiede, e ogni iniziativa è orientata solo al suo incremento. Né va confuso il risparmio con il semplice «spendere meno».
La decisione di risparmiare poggia sulla convinzione che i beni posseduti, tanti o pochi che siano, sono dei mezzi e acquistano valore sulla base delle finalità che a essi vengono assegnate. Si può risparmiare per migliorare il tenore di vita proprio e dei propri familiari. Si può risparmiare per affrontare con più serenità il futuro che riguarda ognuno di noi e quello delle persone vicine. Ma si può risparmiare anche, come in buona misura pure avviene, per condividerlo con chi ha di meno.
Per definizione, il risparmio ha natura residuale; è il risultato di una sottrazione: reddito meno consumi. Ancora più semplicemente: risparmiare vuol dire accantonare parte del proprio reddito con la prospettiva di poterne beneficiare nel futuro. Scegliendo tra desiderio di consumare oggi e desiderio di allungare il proprio sguardo proiettando le proprie risorse verso il futuro.
È questo, forse, che ha portato qualcuno a parlare del risparmio come virtù e come valore. Porre nel presente le basi per un futuro sostenibile richiede infatti responsabilità e capacità di scelta. Una forma eloquente e virtuosa di risparmio è la prassi vigente nell’economia agricola: la scelta di accantonare parte del grano raccolto, destinandolo alla semina per la stagione successiva.
C’è una forma di risparmio che non va raccomandata. Che finisce sempre per trasformarsi in una triste perdita e di rinunzia a sviluppare la parte più autentica di sé. È quello che capita quando si sceglie di non esserci, risparmiando non solo energie fisiche ma evitando anche di farsi coinvolgere emotivamente. È quello succede proprio quando «ci si risparmia», evitando di mettersi in gioco per paura di sentirsi chiedere tempo e attenzione.
