Profondità

Rubrica de Il Sole 24ore “Abitare le parole”

La parola profondità e tutto ciò che essa evoca, anche attraverso i suoi sinonimi, sta diventando un paradigma e una chiave di lettura nella fisica, nelle discipline psicoanalitiche, nella letteratura e in molte espressioni religiose (cf. N. Scaffai, Sotto l’inesauribile superficie delle cose).
Certo, è da ingenui ignorare quanto il mondo del Metaverso renda più difficile andare oltre la superficie. Se poi diventa prevalente, è difficile dare torto a Palomar, protagonista dell’omonimo romanzo di Italo Cavino, per il quale «solo dopo aver conosciuto la superficie delle cose ci si può spingere a cercare quel che c’è sotto. Ma la superficie delle cose è inesauribile».
Sembra una resa. Quasi un invito a rimanere in superficie, a non approfondire, come farebbe chi non ha interesse a capirsi e a capire. Per fortuna, è lo stesso Calvino a rassicurarci: «Non possiamo conoscere nulla d’esterno a noi scavalcando noi stessi». Un modo per spingerci a guardare la profondità da una giusta prospettiva.
Sarebbe infatti un grave errore rinunziare ad andare in profondità, alla ricerca di quello che si è al fondo, e così accettare le dinamiche che definiscono la nostra identità. Evitando il viaggio nella profondità che ci rende familiari con la verità di noi stessi, ci condanneremmo a restare vittime di quanto in maniera rassicurante ci offre la superficie; comprese relazioni che appaiono come le più solide e parole che possono sembrarci le più sincere.
È possibile sfuggire alle conseguenze di questo errore solo andando in profondità. Chiamando cioè a raccolta, per prenderne atto, tutto ciò che dentro di noi è sedimentato grazie alla nostra ragione, alle nostre conoscenze, relazioni, emozioni, e grazie alla nostra esperienza e ai nostri fallimenti. Rappresenta il punto di riferimento per le proprie scelte e come rete sulla quale far poggiare nuove e impreviste avventure. Non c’è niente di più illuminante!
Ciò che sta nel profondo ha uno straordinario valore. Lo stesso che deve imparare a riconoscere chiunque voglia vivere un rapporto creativo, armonioso e rispettoso con l’ampio e diversificato contesto nel quale vive. Ogni contesto nel quale siamo inseriti ha una sua profondità che va conosciuta ed esplorata per valutare in maniera equilibrata gli esiti delle scelte che si vanno facendo nella gestione, per esempio, delle risorse naturali.
L’andare in profondità non può essere ridotto al ritrovarsi soli con sé stessi, prescindendo dall’ambiente circostante; ma non è nemmeno accettabile una profondità che disconosca il valore del sapersi ritrovare, come si legge nel Vangelo, ἐν τῷ κρυπτῷ/(en tò kruptò/nel segreto: Mt 6,4).

Book your tickets