Rubrica de Il Sole 24ore “Abitare le parole”
Una novità sta investendo la parola e soprattutto la pratica della manipolazione che, di per sé, rimanda a sofisticate strategie, messe in atto al riparo da attenzioni indiscrete. Come avviene, ad esempio, in operazioni di natura in prevalenza manuale, nelle quali ricette e ingredienti gelosamente conservati permettono di preparare particolari prodotti.
Solo questo tipo di manipolazione, oggi, sembra conservare la dimensione di segretezza.
In un mondo che invoca trasparenza a tutti i livelli, la manipolazione ha solo cambiato nome e non ama più nascondersi. Né in ambito economico-finanziario né nella sfera pubblica e delle relazioni.
Non è raro il caso di manipolatori o manipolatrici lodati per la loro abilità ed esaltati per i tanto evidenti quanto effimeri risultati ottenuti. Quanti apprezzamenti pubblici riservati a chi è capace di riempire piazze, teatri e, talvolta, anche luoghi di culto! Rendendo sempre meno facile mettere in guardia dalla natura manipolatrice di percorsi formativi fasulli, fatti passare per interventi orientati alla guarigione della persona.
Non è un caso, forse, che l’ambito nel quale nasce la parola manipolazione è il latino farmaceutico medievale. Qui il manipulus indicava la manciata di erbe da lavorare per ottenere efficaci medicamenti. Presto il manipolare ha preso però i significati di alterare, rielaborare, contraffare, sviare ad arte in vista di obiettivi poco chiari.
La manipolazione avviene attraverso la proposta di obiettivi che tendono a riempire il vuoto creato dalla indotta mancanza di pensiero e di autonomia decisionale. Un sofisticato esercizio di persuasione che confonde l’immagine con la realtà, cambia la percezione del mondo e distrugge la libertà di giudizio
Nulla a che vedere ovviamente con la nota teoria del nudge (spinta gentile), che cerca di indirizzare la persona verso comportamenti virtuosi. Escludendo ogni forma di violenza psicologica; e senza imporre la rinunzia a valori coltivati dalla persona fino a quel momento.
La manipolazione comincia col denigrare alcuni atteggiamenti, come l’ascoltare sé stessi, riconoscere e coltivare emozioni e il dar valore ai propri bisogni.
A tutto ciò vengono opposte virtù contraffatte. Una per tutte, la sottomissione sistematica al leader, scambiata per obbedienza. Abuso insopportabile, che merita forme decise di rifiuto, soprattutto quando vengono invocate motivazioni spirituali o comunque religiose. Queste rendono più difficile smascherare la manipolazione messa in atto da soggetti con tratti fondamentalmente narcisistici. Come testimonia il prezioso saggio di F. Barbero, Undicesimo: non pensare.
