Bisogno

Rubrica de Il Sole 24ore “Abitare le parole”

L’etimologia della parola “bisogno” obbliga a uscire dai circuiti lineari e comunque prevedibili che trasferiscono i significati di un termine dal latino o dal greco all’italiano.
La nostra parola, prima di entrare a far parte del vocabolario italiano, la si incontra tra i termini del latino medievale nella forma di bisōniu(m). Scomparsa poi dal latino corrente e sostituito, a seconda dei casi, da necessitas o indigentia.
Pur nella consapevolezza che la sua etimologia non è ancora definitivamente stabilita, si può affermare che all’italiano bisogno e al latino bisōnium si arriva passando per l’antico francese besoing/besoign e per il proto germanico *bisunnja/*bisunnia. In tutti questi termini entra il prefisso bi- (a, intorno, vicino) e la radice -sunnja (problema).
Né l’antico francese né il proto-germanico rimandavano, in origine, direttamente al concetto moderno di “bisogno”. Si riferivano piuttosto a ciò che turba: preoccupazione urgente, angoscia, questione che richiede attenzione, cura, premura.
Nel linguaggio comune, avvertire un bisogno vuol dire provare la mancanza di qualcosa o di qualcuno, ritenuti importanti per il proprio equilibrio personale. Accompagnata dal bisogno, appunto, di colmarla, che diventa una potente motivazione per le proprie scelte.
Nel 1954 lo psicologo Abraham Maslow – primogenito di ebrei russi immigrati negli Stati Uniti – nel libro Motivation and Personality, formulò una gerarchia dei bisogni (Hierarchy of Needs), conosciuta come la Piramide di Maslow. L’eccessiva semplificazione dei bisogni della persona e la loro rigida gerarchizzazione procurò forti critiche a Maslow che, in seguito (1968), integrò la sua Piramide.
Solo l’approccio prevalentemente filosofico di Agnes Heller spingerà a considerare i bisogni come terreno di scontro tra le esigenze delle persone e il potere che dispone dei mezzi per soddisfarli. Sia i bisogni che assicurano la sopravvivenza sia quelli legati alla cultura e al benessere psicoaffettivo delle persone.
Questa spinta ha contribuito ad abbandonare la concezione dell’essere umano come essere caratterizzato solo da bisogni intesi come condizioni di necessità.
Con la stessa urgenza, la persona coltiva altri bisogni, capaci di motivarne le scelte. Il più esigente di questi è il bisogno di senso per la propria vita e per quella degli altri. È lo stesso bisogno che spinge a non transigere di fronte alla negazione della dignità delle persone.
Diversamente dai bisogni primari, è richiesta disciplina e formazione per questa capacità di ribellione, come pure occorre educarci al bisogno di senso per la vita propria e per quella degli altri.

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