Rubrica de Il Sole 24ore “Abitare le parole”
Nel suo Cordiali saluti da un mondo malsano, Will Self, con un sarcasmo di grande qualità e una buona dose di nichilismo, afferma: «A ogni assurdità segue logicamente altra assurdità, ma tutto è sempre uno specchio del mondo in cui viviamo, e in cui preferiremmo non vivere».
Chissà se lo scrittore e giornalista inglese fosse a conoscenza del cosiddetto “Principio di esplosione”, attribuito all’autore medievale Pseudo-Scoto! In una delle formulazioni di costui si legge: «ex absurdis sequitur quodlibet». Non potrebbe esserci migliore traduzione di quanto ha scritto Self e qui riportato in apertura.
Il nostro mondo sarebbe segnato dalla strisciante sensazione di abitare luoghi nei quali le tante relazioni, le varie emozioni e gli innumerevoli eventi, messi in fila, non vogliono saperne di legarsi tra loro. Nessun senso può tenerle insieme. Solo la sensazione di assurdità. Con il significato che a questa parola deriva dalla sua etimologia e dal suo equivalente greco παραλoγισμός (paralogismόs).
Letteralmente, il termine assurdità e l’attributo assurdo (dal latino ab-surdĭtās e ab-sŭrdus) rimandano alla “discordanza” e a ciò che è “stonato” o “dissonante”. Assurdo è insomma tutto ciò che, contrario alla logica, appare assolutamente inconcepibile.
Il tema della assurdità ha interessato, con sensibilità e intensità diverse, i vari campi del sapere: dalla letteratura alla religione, dall’arte al teatro. Tutti concordano nel ritenere che l’esperienza dell’assurdo origina dall’incontro/scontro che si consuma in ognuno di noi, tra l’innato bisogno di trovare un significato nella nostra vita e la presa d’atto di una sua reale mancanza. Nonostante gli sforzi di trovarne uno.
Come stare di fronte all’assurdo?
Durante il Rinascimento, è diffusa la convinzione che vi siano strade che permettono il disvelamento dei segreti della natura e di dominare l’assurdo. Attraverso la cabala, l’ars inveniendi, la lingua sapienziale, la gematria.
Tra tanti, anche il pensiero di A. Camus si è, in maniera tormentata e controversa, misurato con il tema dell’assurdità, la più straziante delle passioni. Essa può spingere al sacrificio della vita (suicidio), ma può anche provocare la scelta della rivolta che può rappresentare una sorta di ascesi. Mediante essa l’uomo si sforza di dare un significato alla vita.
Sulla terra ricolma di dolori, la rivolta, scrive Camus, «è la gramigna instancabile, l’amaro nutrimento, il vento duro venuto dai mari, l’antica e nuova aurora. Con lei rifaremo l’anima di questo tempo» (L’uomo in rivolta).
