Rubrica de Il Sole 24ore “Abitare le parole”
Più che la parola realtà, a essere presente con più frequenza nel linguaggio comune è la parola reality che, a dirla tutta, è una parodia della realtà. È trasformare la vita, quella reale appunto, in una narrazione accuratamente attenta a non prendere sul serio situazioni e persone, a partire dalle loro condizioni e dalle loro reali emozioni.
È perfino inutile, se non improprio, ricordare la facilità con la quale, da una parte, si programmano e si propongono reality e, dall’altra, il rigore col quale in filosofia è stato affrontato il tema della realtà.
Realtà e reality possono contare sulla stessa derivazione etimologica. Il loro significato le pone però su piani profondamente distanti tra loro. La stessa distanza che separa la vita vera – fatta di sguardi intensi, relazioni vere, parole sensate e impegni mantenuti – e la sua parodia, caratterizzata da eccessi insopportabili, emozioni attivate a comando e incontri programmati perché abbiano la durata di un ciak.
Realtà e reality derivano dal latino res (cosa) e dal sostantivo realitas. L’affinità di res e realitas col sanscrito rāḥ – letteralmente, significa possesso, bene, ricchezza – fa sì che questi due termini, almeno in un primo momento, rimandino a un oggetto materiale. Sarà, tra gli altri, il filosofo medievale Duns Scoto a dirci che la realtà è sia ciò che esiste fuori della coscienza di un individuo, sia ciò che permette di definirlo come persona. Reale quindi è il suo corpo, ma reali sono anche le sue emozioni, i suoi desideri, i suoi pensieri.
In filosofia, le scuole fenomenologiche propongono una concezione di “realtà” molto più ampia di quella indagata dalle scienze della materia. Sicché la ricerca della realtà esige che si vada oltre ciò che si offre all’evidenza strumentale.
Realtà è tutto ciò che sta fuori di noi e ci resiste. Ma è anche tutto ciò che si muove dentro di noi a partire da essa. Chiedendoci di essere conosciuto, accolto e valorizzato; spingendoci ad alzare lo sguardo, a toglierci dal centro della scena e a gustare la ricchezza di prospettive più grandi e diverse.
Chi sceglie di fermarsi a ciò che sta fuori e intorno a sé non è più realista di chi invece non smette di spendere energie per riconoscere una tonalità emotiva e una vibrazione interiore particolare a ciò che vede e tocca.
3Realtà è tutto ciò che una persona o una comunità va costruendo, della quale si sente parte e nella quale si sente coinvolta. Fino a sentire con stupore che l’esistenza è fatta di fibre che si intrecciano con ciò che già esiste e con ciò che si muove dentro di noi.
