Continua il nostro cammino quaresimale. La Liturgia della Parola odierna ci accompagna nel passaggio dall’esperienza del “deserto” (domenica scorsa) alla rivelazione sul monte Tabor, dalla tentazione alla trasfigurazione, dalla lotta alla contemplazione. Il senso profondo dell’evento della Trasfigurazione, infatti, emerge con più forza se posto in continuità col Vangelo di domenica scorsa. Là, abbiamo contemplato Gesù, chiamato a scegliere la sua strada, tra le “scorciatoie” proposte dal diavolo (trasformare le pietre in pane, accettare il potere, tentare Dio) e la fedeltà alla volontà del Padre. La convinta scelta di Gesù per quest’ultima indica anche a noi la strada da seguire lungo il deserto della nostra vita, illuminati e guidati dalla Parola di Dio!

Ma non si tratta di una via facile; il cammino infatti è segnato da difficoltà, limiti e incomprensioni, che rischiano talvolta di provocare in noi smarrimento e abbandono. Proprio come sperimentato dagli apostoli, nel momento descritto dal vangelo di oggi. E cosa fa Gesù di fronte al loro turbamento? “Prese con sé Pietro, Giovanni e Giacomo e salì sul monte a pregare”. Non certo per sfuggire alle difficoltà, alienandosi in un luogo solitario; al contrario, per far intendere loro che, pur se in ogni uomo è presente la violenza, talvolta devastante, della tentazione (quella di allontanarsi dal Signore e dalla sua Alleanza), allo stesso tempo nel suo cuore alberga una luce liberante, che va fatta affiorare! Accogliere il Vangelo, accogliere la logica dell’Alleanza, vuol dire liberare ogni giorno la luce che sta dentro di noi. Sì, perché per il Signore l’uomo non coincide con il suo male, ma con le sue possibilità e con le sue più profonde aspirazioni; l’uomo non coincide con le sue pur reali linee d’ombra, ma con la luce che Lui stesso ha deposto nel suo cuore.

Come agevolare questo processo di crescita nella fede? “Gesù salì sul monte e, mentre pregava, il suo volto cambiò d’aspetto”. La preghiera e l’incontro con il Signore è inizio di trasfigurazione. L’uomo, infatti, nel tempo diventa ciò che prega, ciò che contempla, ciò che ama. La preghiera, la contemplazione e l’amore cambiano il nostro volto (la storia) e gli “spazi” che abitiamo. Ma la Trasfigurazione di Gesù getta anche luce sulla vita cristiana, assicurandoci che la croce, i limiti e le difficoltà nelle quali ci dibattiamo, hanno una loro soluzione ed un loro superamento in Cristo. “Ascoltatelo!”, dice il Padre. Non una semplice esortazione ad essere attenti alle sue parole, bensì un invito all’obbedienza e alla conversione, all’assunzione di un progetto di vita coerente con la Parola di Gesù.

Lasciamo, dunque, che la luce nuova che emana dal volto trasfigurato di Cristo illumini sempre più il nostro cammino, conducendoci sicuri alla meta.

 

» II domenica di Quaresima, 21 febbraio 2016