Il discorso delle Beatitudini – che abbiamo ascoltato nel Vangelo di due domeniche fa – ha aperto nel nostro cuore di credenti un orizzonte nuovo, che richiede un cambio deciso nel modo di pensare ed agire.
A chi non si scandalizza di questo messaggio esigente e “sovversivo”, Gesù rivolge nuovamente la sua parola, guida sicura per entrare ancor più concretamente nel senso profondo delle Beatitudini. Anche oggi, infatti, il Vangelo riporta l’esigente invito di Gesù a fidarsi di Lui e percorrere con coraggio vie nuove, fortemente contrastanti con le logiche del mondo. Vie di rinnovamento della nostra esistenza, tracciate secondo la logica di Dio. E ce n’è abbastanza per chiudere il libro del Vangelo ed andarsene, o almeno per sentirsi fuori gioco, di fronte ad esortazioni così decise: “… porgi l’altra guancia, … ama i tuoi nemici, … sii perfetto come il Padre tuo…”. Il minimo che possa capitarci è di considerare questi inviti come norme valide e belle, ma per “santi di professione”, non per noi, “gente normale”.
Eppure, la Parola di Dio è per noi! Essa continua sulla linea del Vangelo di domenica scorsa, in cui Gesù non insegnava nuove norme, ma ci invitava a liberarci da una concezione moralistica del cristianesimo, ad essere persone che ospitano nella propria vita e nei propri progetti il Signore! Insomma ci invita ad essere “tempio di Dio”.
E quale culto ci viene chiesto di celebrare in questo “tempio”, che è la nostra esistenza? Non il culto a buon mercato delle opere esterne, ma il culto a caro prezzo della carità. Un culto insegnato da Gesù stesso con quel suo “Ma io vi dico!”. Un culto esigente, dunque, fatto di gesti straordinari ed insoliti, che di solito il mondo legge come stoltezza o debolezza. Un culto nel  quale il perdono non è l’eccezione, ma la norma; in cui la non violenza (anche quella verbale) non è un atteggiamento ascetico, ma uno stile quotidiano. Un culto in cui le relazioni umane sono rinnovate dall’amore gratuito. Un culto che non sopporta distinzioni tra ciò che è dovuto e ciò che è gratuito.
Un culto del quale tutti siamo chiamati ad essere sacerdoti.
“Ma se tutti facessero così dove andremmo a finire?”, verrebbe da chiedersi. Se tutti facessimo così…, finiremmo col vivere il Vangelo! Proprio come è accaduto, ad esempio, a tante persone che, toccate nei loro affetti più cari, hanno avuto il coraggio di perdonare, oltre ogni sopruso od offesa.
Essere “religiosi”, nella logica del Vangelo di oggi,  non è mettere in pratica – più o meno – delle leggi. Piuttosto, è stabilire e nutrire un vero rapporto d’amore con Dio in Cristo, attraverso l’ascolto costante della Parola di Dio e un incontro continuo con lui nella preghiera.
Solo all’interno di questa relazione d’amore possiamo comprendere il senso di quanto oggi ci è stato detto!

 

» VII Domenica Tempo Ordinario, 19 febbraio 2017