Rubrica de Il Sole 24ore “Abitare le parole”
«Andate nel bosco, andate!». È l’invito perentorio di Clarissa Pinkola Estés nel suo straordinario Donne che corrono con i lupi (1993). «Se non andate nel bosco – aggiunge – nulla mai accadrà, e la vostra vita non avrà mai inizio».
È evidente che il bosco cui si riferisce la scrittrice statunitense è una metafora. Lei, infatti, psicoanalista junghiana, va oltre il riferimento al bosco come luogo fisico, senza negarlo. Ne valorizza piuttosto tutte le potenzialità e le ambiguità.
Il bosco può essere teatro di gradevoli scoperte ma anche spazio per incontri pericolosi. Ha in sé un che di riparo e di protezione, ma può nascondere anche rischi e pericoli.
È il luogo in cui ci si perde per definizione, a causa di sentieri appena accennati e di alberi che sembrano tutti uguali. «I sentieri vanno errando. Ma non si smarriscono», scrive M. Heidegger mentre sta per pubblicare Holzwege (letteralmente, Sentieri nel bosco più che Sentieri interrotti). Lo fa dalla baita di Todtnauberg, nella Foresta Nera, circondata da un bosco diventato non solo rifugio fisico, ma anche luogo simbolico, spazio di distacco e meditazione.
Si può scegliere di andare nel bosco per restare lontani da minacce ostili. Come tali possono essere percepiti anche modi di pensare l’esistenza da parte di coloro che ne dettano il passo.
In ogni caso, andare nel bosco, secondo l’invito di Pinkola Estés, vuol dire mettersi alla ricerca di sé stessi e della propria interiorità. È tendere alla autenticità più che alla perfezione. Unica strada, per sottrarsi alla pericolosa esasperazione del pur legittimo precetto «sii protagonista della tua vita», accompagnato molto spesso da corollari, quali «performa più che puoi, inventa il tuo destino e libera da qualsiasi limite i tuoi desideri».
Chissà se – in Radici e tronchi d’albero (Tree Roots and Trunks) – Van Gogh non volesse affidare la sua vita al bosco perché la custodisse, come fa con le radici e con i tronchi lì dipinti!
Quella del 1890 è infatti l’ultima opera dal pittore olandese, poche ore prima di suicidarsi, vicino al luogo ivi riprodotto. Come le radici e i tronchi da lui dipinti, ogni bosco custodisce più di ogni altro posto il desiderio di vivere e donare vita. è un reticolo di incontri e di scambi attraversato da un’unica sinfonia, fatta di slanci e di ripiegamenti, di balzare fuori e tornare alla terra.
Proprio come gli alberi nel bosco, ogni vita si sviluppa tra terra e cielo, e si dirama sotto terra con le radici.
Il bosco accoglie e conserva gelosamente tutto ciò che fa fatica a resistere alle tempeste. Anche a quelle procurate a Van Gogh dalla sua salute e dal suo precario equilibrio psichico.
