Disobbedienza

Rubrica de Il Sole 24ore “Abitare le parole”

La parola disobbedienza è composta etimologicamente dal prefisso dis (con valore negativo, di rifiuto) e dal verbo latino ob-audire, che significa ascoltare con attenzione, ospitare dentro di sé le istanze dell’altro.
Proprio perché intesa come evento di alterità, il linguista e drammaturgo irlandese Bernard Shaw definiva la disobbedienza «la più rara e coraggiosa» delle virtù. Disobbedire infatti non è un atto gratuito di ribellione, come l’obbedienza non è il semplice compimento della volontà di chi comanda. Entrambe esigono consapevolezza e ponderazione.
Non sempre e non necessariamente la disobbedienza è figlia della vanagloria e rifiuto dell’autorità. La sua natura ricca e complessa ne fa un atto di affermazione della ragione e della volontà. Frutto di una convinzione profonda, che permette il riaffermarsi di essere persone “soggetto” di diritti.
La disobbedienza non è quindi un antivalore. È piuttosto un orientarsi della persona verso qualcosa o qualcuno, in seguito all’esercizio di ascolto, discernimento e libera decisione.
Non è, certo, «la più rara e coraggiosa» delle virtù la disobbedienza esibita nell’era dei social e delle chat-line. Qui la disobbedienza è una forma celata di obbedienza indotta. Assolutamente lontana dalla disobbedienza critica, intelligente e partecipata, capace di mettere in crisi le logiche dominanti. A differenza della disobbedienza praticata dalla rumorosa falange di leader e leaderini partoriti dalle risse televisive, dalla palude del web e dalle battute da operetta.
Proprio perché critica, intelligente e partecipata, la disobbedienza generativa nasce dalla sicurezza e dalla fiducia personale. Anche se talvolta esasperata, come confermano i racconti giudaici e i miti ellenici. Sono quelli che narrano gli atti di disobbedienza che hanno segnato l’inizio della storia dell’umanità o quelli che ne hanno caratterizzato l’evolversi. Nel passare in rassegna entrambi i patrimoni culturali, si può correre il rischio di superficialità interpretativa, quando invece hanno inciso, in maniera diversa, sulle sorti dell’umanità.
Non si può fare a meno di ricordare l’atto di disobbedienza di Adamo ed Eva, che, secondo la tradizione biblica, ha privato l’essere umano della sua iniziale armonia.
Senza il fuoco sottratto agli dei da parte di Prometeo, non si sarebbe innescata l’evoluzione umana. È così anche nella tragedia Antigone (letteralmente “nata contro”) di Sofocle, dove si incontra una delle prime formulazioni teoriche che oppone al diritto positivo l’istanza della coscienza: “È giusto / non è giusto”. Ma è così anche negli atti di disobbedienza messi in atto dai martiri di ogni confessione religiosa, o da Gandhi in India.

Book your tickets