Strada

Rubrica de Il Sole 24ore “Abitare le parole”

Proprio perché ritenute essenziali per l’umanità, fin dai tempi più antichi sono state tracciate tante strade per collegare insediamenti, permettere il commercio, scambiarsi comunicazioni e idee.
L’equivalente greco della parola italiana strada – ὁδός (hodos) – indica un sentiero tangibile; l’ebraico derek, invece, oltre ai percorsi fisici fa riferimento a percorsi metaforici. L’astratto concetto della ricerca di sé viene accostato all’immagine concreta della strada da percorrere.
Sono davvero tanti i testi che lo testimoniano: dalla letteratura all’arte, dalla filosofia ai testi sacri di tutte le religioni. La strada, insomma, non è solo una infrastruttura. Alle numerose e diverse strade che segnano il nostro pianeta corrispondono altrettante forme di vita possibili.
Il simbolismo tra la strada e l’esistenza umana caratterizza in maniera decisa La strada non presa (1916) di Robert Frost. Il poeta statunitense chiede, come atteggiamento previo, a chi intenda mettersi in strada di stare alla larga da chi lo vorrebbe in fila e orientato verso mete già stabilite. È necessario invece discostarsi dai facili conformismi e scegliere, di fronte a salite e discese, biforcazioni e incroci. Il viaggio dell’esistenza, infatti, si presenta sotto la forma metaforica del bivio, delle due strade che si dividono bruscamente in un bosco d’autunno.
Un tono dal sapore più politico caratterizza il monologo/canzone di G. Gaber, C’è solo la strada (1974): «C’è solo la strada su cui puoi contare, la strada è l’unica salvezza; c’è solo la voglia e il bisogno di uscire, di esporsi nella strada e nella piazza, perché il giudizio universale non passa per le case, quelle case dove noi ci nascondiamo, ma bisogna ritornare nella strada, per conoscere chi siamo».
La strada per il cantautore è luogo del desiderio e dell’impegno. Per strada ci sono molte cose da fare. A differenza «delle case [dove] non c’è niente di buono /. Appena una porta si chiude dietro a un uomo / succede qualcosa di strano, non c’è niente da fare / è fatale, quell’uomo comincia ad ammuffire». Per evitarlo, «bisogna ritornare nella strada, per conoscere chi siamo» e chi ci viene chiesto di essere. Ce lo chiede il rumore della strada, ma anche gli incontri imprevisti. Perché la strada è luogo di tutti e di nessuno, luogo della non appartenenza e della non protezione, luogo della erranza e dei senza dimora.
Forse è per questo che, in origine, il nome dato ai Cristiani era «Quelli della strada» (Atti 9,2), cioè gente in cammino, chiamata a percorrere strade nuove per sentirsi pienamente realizzati, sulla parola di Gesù di Nazaret.

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