Saggezza

Rubrica de Il Sole 24ore “Abitare le parole”

Perché proporre una parola come saggezza, ritenuta quasi unanimemente sinonimo di sapienza, termine già presente in questa rubrica?
Se ci confontiamo con la tradizione ebraica, il termine ḥoḵmāh indica sia la sapienza che la saggezza. È una cultura, quella semitica, dove la dimensione intellettuale è fortemente unita alle componenti affettive e volitive. Al di là delle varianti intervenute nel giudaismo postbiblico, l’attributo di ḥoḵmāh, «compare accanto al sacerdote o al profeta. ḥakam è il maestro che dispensa insegnamenti che consentono di orientarsi rettamente nella vita» (J. Fraenkel, L’Aggadh).
Tuttavia, col tempo e nell’uso corrente, la parola saggezza e l’attributo saggio/a si riferiscono a un atteggiamento che riguarda la vita quotidiana. La saggezza insomma è all’opera in maniera diretta e visibile nelle scelte concrete e nelle esperienze di relazione.
Ciò comporta che la saggezza sia sempre profezia! Come profetiche sono sempre, in maniera e in misura diversa, le scelte dettate dalla saggezza. Questa infatti smaschera la sapienza presunta, fino a entrare in conflitto con essa se non riesce a recare vantaggio alla storia concreta e ad illuminarla.
Quanta luce, a questo proposito, viene dal «penoso dialogo» (A. Neher, L’essenza del profetismo) tra Giobbe e i suoi amici… teologi. Questi, comunemente considerati sapienti per la loro capacità di argomentare, «cercano, con ostinazione scrupolosa, di convincere Giobbe che lui, il suo lutto, la sua lebbra, il suo letamaio sono il prodotto di un’aritmetica divina». Il saggio Giobbe, invece, «col suo lutto, la sua lebbra, il suo letamaio, si ostina a restarsene lì e a gridare allo scandalo» (ibidem).
Leggere in maniera saggia la sua condizione non allevia la sofferenza di Giobbe, ma impedisce ai sapienti di turno di trasferire lui e la sua dolorosa esistenza in un mondo troppo consolatorio, che lo colpevolizza ingiustamente.
Certo, non può agire con saggezza chi non possiede sapienza. È facile però che la sapienza venga accolta e ritenuta una qualità positiva, a prescindere dal fatto che ad essa, poi, si accompagnino azioni concrete e scelte coerenti.
Non è un caso che i sinonimi di saggezza sono termini che non si prestano a equivoci semantici. Tutti fanno riferimento ad azioni e comportamenti tipici di una virtù pratica: assennatezza, equilibrio e buon senso. E il contrario di saggezza sono le parole stoltezza, ottusità, superficialità.
Che bello e com’è rassicurante leggere nel libro biblico di Qoèlet: «Il saggio ha gli occhi in fronte, ma lo stolto cammina nel buio» (2,14).

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