Rubrica de Il Sole 24ore “Abitare le parole”
Sempre, la parola incertezza riguarda il futuro e, più precisamente, l’ignoto.
Della sua etimologia, oltre al prefisso privativo in, fa parte il termine latino certus, che ha la stessa radice del verbo cernere (separare, scorgere, dividere, scegliere tra prospettive diverse). A seconda degli ambiti nei quali viene impiegata, la parola incertezza assume significati diversi. Avviene così in economia, finanza, fisica, statistica, assicurazioni, ingegneria, psicologia e sociologia.
In ogni caso, l’incertezza è uno stato emotivo e cognitivo complesso. Raramente si presenta come emozione isolata; appare piuttosto come catalizzatore per una costellazione di stati emotivi, che vanno dalla sensazione di dubbio alla esitazione o alla mancanza di fiducia nelle proprie conoscenze. Emerge quando ci si trova di fronte a situazioni ambigue, imprevedibili, poco familiari, e si ha a disposizione una graduazione di probabilità.
Sono diverse le reazioni che provoca l’incertezza. Può svilupparsi una costruttiva curiosità e un positivo desiderio di esplorare l’ignoto; ma può farsi strada anche una ricerca ossessiva di sicurezza o una eccessiva pianificazione, in cerca di una difficile prevedibilità. Dimenticando, in quest’ultimo caso, che l’incertezza è di fatto ineliminabile e che bisogna venire a patti con essa. Può al massimo essere ridotta o gestita, affinando le nostre capacità di cogliere le sfumature, di misurare ciò che osserviamo e d’interpretare ciò che misuriamo.
Saggezza, ha affermato il fisico Carlo Rovelli, è «imparare ad abitare nell’incertezza che è intrinseca alla nostra natura, e con cui possiamo benissimo convivere. Ci sono mille cose che non sappiamo e fra quelle che crediamo di sapere bene ci sono certamente idee che potremmo abbandonare». Certo, continua l’autore di Sull’uguaglianza di tutte le cose (Adelphi): «Ci piace avere il controllo su tutto ciò che succede, però non tutto dipende da noi. Il futuro è incerto e, di conseguenza, proviamo disagio, ansia, paura, frustrazione e impotenza».
Insomma, scendere a patti con l’incertezza non è necessariamente una debolezza. Come non lo è coltivare la speranza di ridurne l’impatto sulla nostra vita. Anzi, questa speranza può diventare il motore di ricerche nuove e aprire di più all’ascolto di chi porta con sé visioni diverse del mondo.
Si evita così di rimanere vittime del soffocante perfezionismo, ostacolo verso una concezione bella della vita, come mistero che si apre dinanzi a noi giorno dopo giorno, incontro dopo incontro. Tra contingenze, casualità, ambiguità e irregolarità che caratterizzano tutto ciò che esiste.
