Rubrica de Il Sole 24ore “Abitare le parole”
Si sono moltiplicate le fonti che alimentano la diffidenza. Non solo verso gli altri e verso il mondo esterno. Ma anche nei confronti di noi stessi, del nostro corpo e delle nostre capacità di discernimento e di lettura di ciò che ci circonda.
Cos’altro stanno provocando, se non diffidenza, la manipolazione dell’informazione, un certo modo di ricorrere all’Intelligenza Artificiale Generativa e il moltiplicarsi delle rappresentazioni di un futuro, frutto delle tendenze negative del presente?
Vittima predestinata di tutto ciò – in un mondo che esige cambiamenti rapidi e impone trasformazioni sociali di grande impatto – è la fiducia. Un bene, per questo, divenuto prezioso perché raro e difficile da conservare.
Diffidenza è la parola che descrive l’atteggiamento che si fa largo sotto forma di sfiducia, sospetto, scetticismo, perplessità, cautela. Creando distanze tra le persone, portando a dubitare delle istituzioni e alimentando le diverse teorie del complotto.
Non tutti questi atteggiamenti sono necessariamente la pietra tombale per ogni iniziativa. Lo sono quando sfiducia, sospetto, scetticismo, perplessità e cautela diventano patologiche. E quando, dopo una iniziale perplessità o un primo giustificato sospetto, io stesso mi scopro incapace di tendere al futuro.
C’è una diffidenza, frutto di un meccanismo di difesa, che aiuta a prevenire nuove ferite. In questo caso, la iniziale diffidenza può trasformarsi in spazio di discernimento, e la chiusura in apertura controllata.
La ricca ricerca culturale che mira al superamento della diffidenza parte da una premessa indispensabile: il primo passo per evitare di rimanere vittime della diffidenza, finendo per cucirsela addosso come una seconda pelle, è fidarsi di sé stessi.
Quale fiducia si può nutrire nei confronti degli altri se non riusciamo ad accettare noi stessi? Se non riusciamo a volerci bene fino ad accettare i limiti che ci segnano sul piano fisico, ma anche su quello emotivo e spirituale? Fino a non saper cercare, prima di tutto dentro di noi, segnali che permettono di ripartire?
L’antidoto alla diffidenza non è la fiducia “a prescindere”. Questa potrebbe talvolta assomigliare solo a un atto di pigrizia mentale ed emotiva.
Esiste un antidoto alla diffidenza?
È l’esercizio attento che allena lo sguardo e il cuore a riconoscere i limiti, propri e altrui, a saper dare loro un nome e ad affrontarli per non rimanere intrappolati nella diffidenza. Ci si apre così alla fiducia: un rischio che vale sempre la pena correre quando sono in gioco emozioni possibilmente intense e rapporti umani potenzialmente leali.
