Rubrica de Il Sole 24ore “Abitare le parole”
Sono davvero tanti i criteri secondo i quali sono state classificate le persone. Alcuni le contrappongono in base a comportamentali morali, stratificazioni sociali, distinzione per genere ecc.
F. Nietzsche, in Al di là del bene e del male, oppone chi insegue i propri desideri a chi sceglie la “morale d’armento”. Di grande realismo, per il linguaggio usato, è il quadro descritto e posto da L. Sciascia (Il giorno della civetta) in bocca al boss mafioso don Mariano: «Io […] quella che ci riempiamo la bocca a dire umanità, bella parola piena di vento, la divido in cinque categorie: gli uomini, i mezz’uomini, gli ominicchi, i (con rispetto parlando) pigliainculo e i quaquaraquà…».
Il caustico Emil Cioran, poi, divide le persone in due categorie: quelle che cercano il senso della vita senza trovarlo e quelle che l’hanno trovato senza cercarlo.
Troppo limitato, in verità, il quadro offerto dal filosofo e saggista romeno! Non è difficile infatti incontrare uomini e donne la cui vita, a prescindere dai risultati conseguiti, è positivamente segnata dall’essere instancabili cercatori. Persone che realizzano in pieno il senso del verbo tardo latino circare, che significa andare intorno, alla ricerca di qualcosa o di qualcuno. Arricchito dal latino classico che, per descrivere questa stessa attività, preferisce quaerere. Verbo che non significa soltanto «andare alla ricerca di qualcosa», ma anche «chiedere, darsi da fare per ottenere, porre una domanda». Tutti atteggiamenti che deve coltivare chi intende vivere in pienezza, secondo l’invito del libro dei Salmi: «Cercate il Signore e la sua potenza, cercate sempre il suo volto!» (105,4).
L’essere cercatori è lo stile che san Benedetto esige da chi bussa alla porta del monastero per entrare a farvi parte. Nella sua Regola, il Santo fondatore vuole che si esamini a fondo il novizio per accertare «si revera Deum quaerit / se davvero cerchi Dio» (58,7). Il monaco infatti non è colui che ha già trovato Dio, è chi lo cerca per tutta la vita, stando in comunità.
Deve cioè coltivare lo stesso atteggiamento delle donne del Vangelo, nel giorno di Pasqua. A partire dal sepolcro vuoto, si sono rimesse in cammino prendendo sul serio le parole degli angeli: «Perché cercate tra i morti colui che è vivo? Non è qui, è risorto» (Luca 24, 5-6). Abbandonate cioè la zattera degli innamorati disperati e mettetevi in cammino, continuando a cercare Cristo. Non sulle strade di una memoria sterile, ma su strade nuove, attraversate da tanta passione per la vita e liberate, com’è stato per il sepolcro di Giuseppe di Arimatea, da tutto ciò che appesantisce e impedisce alla luce di entrare e all’aria fresca di penetrare.