Generatività

Rubrica de Il Sole 24ore “Abitare le parole”

Sono davvero tanti gli ambiti nei quali si incontra il concetto di generatività e, di conseguenza, altrettante sono le realtà alle quali viene riconosciuto l’essere in qualche modo generative.
Si parla sempre più spesso infatti di Sistemi generativi, Grammatica generativa, Musica generativa, Letteratura generativa, Architettura generativa, Università generativa. Ma non è difficile imbattersi anche in un quasi ossimoro, quando si parla di schemi generativi. E che dire, poi, della sempre più citata Intelligenza Generativa opposta a quella estrattiva?
Niente però può farci dimenticare che la parola generatività non è un neologismo. È una parola, e soprattutto un concetto, da sempre presenti nel vocabolario e nelle esperienze di vita. Con un significato comunque legato alla etimologia della parola generatività, derivante dal latino generare (far nascere, produrre) e dal greco γίγνομαι/gígnomai (far essere, far accadere).
Alla feconda radice latina gen appartiene tutta una serie di termini come generosità, genialità, genitore, genesi, gente, genuino, originale. Tutte parole che, in maniera diversa, evocano l’idea di qualcosa che “viene alla luce”, “germoglia”, e che è capace di durare nel tempo lasciando un segno, fino a creare una tradizione, come nel caso di una gens, cioè di una famiglia o di una dinastia.
La parola generatività è un concetto ricco e perciò stesso variabile, complesso e ambiguo, nel senso etimologico della parola.
Sempre, comunque, è ritenuto generativo ciò che, sfidando o andando oltre lo status quo, asseconda il movimento della vita, tende a cambiare lo stato delle cose, a trasformare la realtà e, dov’è possibile, la stessa azione sociale. Di conseguenza, non c’è generatività dove manca l’energia interiore che porta ad aprirsi non solo al mondo e agli altri, ma anche alla ricerca di un senso nuovo da dare alla propria vita.
La persona generativa, a differenza della persona replicante, è naturalmente portata a mettere in discussione tutto ciò che è ovvio. A cominciare dagli imperativi che inchiodano ai luoghi comuni, soprattutto quelli che nutrono l’individualismo, il narcisismo e l’egoismo. E, come per ogni istituzione, si può prendere le distanze dall’ovvio solo facendosi carico della sfida connessa al futuro possibile. E così lasciare un segno nel proprio mondo attraverso la cura e la preoccupazione attiva per le generazioni future, creando e lasciando in eredità nuove fonti di significato e di valore, come riteneva lo psicologo e psicoanalista Erik Homburger Erikson.
Si è generativi, insomma, solo se non si ha paura di perdere qualcosa e si è disposti a percorrere la via di una feconda ascesi.

Book your tickets